Intollerante

Già, non avevo mai messo online la letterina di Gigi Moncalvo, dopo quella mia rubrica di febbraio:

“Egregio Direttore, l’articolo di Luca Sofri sul mio programma “Confronti” di Raidue merita una replica. 1) Mi pare intollerante e di cattivo gusto ironizzare sul Segno della Croce che mi faccio a inizio e fine trasmissione. Secondo Sofri sarebbe “piu’ spettacolare Rula Jebral che si inginocchia verso la Mecca”. Se la brava collega decidesse di farlo non ci sarebbe nulla di male. Usare l’aggettivo “spettacolare” per un gesto di fede, qualunque esso sia, credo che sia una mancanza di rispetto per tutti coloro che quella fede professano. 2) Dopo il mio consueto Segno della Croce non saluto abitualmente il prof. Marcello Veneziani. Ho solo detto in una occasione, che e’ giusta la sua battaglia contro le parole straniere nei titoli o nei nomi dei programmi del servizio pubblico. 3) Quando entro nel dibattito (ma io non entro ne’ dibatto: mi limito a fare domande) non “e’ solo per dare manforte a quello dei due ospiti che sostiene le ragioni della maggioranza di governo”. Nelle prime nove puntate di “Confronti” ospiti come Bersani, Livia Turco, Debenedetti, Rizzo, Visco, Rognoni, Carra, Zaccaria, Errani hanno avuto, in onda, espressioni di stima per l’equilibrio e la correttezza della trasmissione. Non mi pare che questi importanti uomini politici appartengano alla maggioranza. Ci sarebbe ancora dell’altro, ma mi fermo qui per par condicio con il pezzo di Sofri.

Gigi Moncalvo, Roma

Capostruttura Raidue”

Gentile Gigi Moncalvo: come lei ha letto, penso abbastanza buone cose del programma che conduce, con i tempi che corrono. Sulle mie perplessità, non cambio idea rispetto a quel che ho scritto: la perfezione non è di questa Rai. Non ho scritto che lei saluti “abitualmente” il prof. Marcello Veneziani – l’unico degnato di titolo, per quanto abbreviato, nella sua missiva – ma anche una volta mi par tanto, per quanto il prof. sia impegnato in battaglia. Quanto alla spettacolarizzazione di un “gesto di fede”, non può imputarla a me.

Buona fortuna, Luca Sofri.

Vanity Fair

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