Continuiamo così…

La risposta di Christian Rocca ancora sul pezzo di Andrew Sullivan contiene due cose rilevanti, per me:

– una è l’ennesima conferma del fatto che Christian (ma è sindorme assai diffusa: il suo direttore mi dice sempre voi-dite-questo attribuendomi argomenti altrui con cui ha voglia di litigare) non perde occasione per voler discutere con “the others” anche quando sta parlando con me. E lo confessa lui stesso: “i contrari all’intervento, tranne Luca, non condividevano…”

– l’altra è la contraddizione tra il termine “chiarissimo” che Christian associa alla conclusione di Sullivan e le formule ipotetiche, moderate, incerte della conclusione suddetta: nella traduzione sua si dice “talvolta”, si dice “dubbi”, e si parla di flessibilità. Manca qualsiasi certezza definitiva su cosa sia stato giusto e cosa no e c’è anzia l’affermazione dell’ineluttabilità – nella vita in genere? di certo in una guerra – di questa incertezza e della necessità di disporsi alla possibilità che le cose si dimostrino diverse da come le avevamo pensate, in un senso o nell’altro

(la battuta paracula che allude al fatto che io possa non aver letto l’articolo fino in fondo è ssmentita non solo dai pochi ascoltatori di Condor che mi hanno sentito declamare il pezzo di Sullivan martedì, ma anche – per Christian che stava intervistando Feltri – dal mio primo post che lui cita e che stava attento infatti a conservare il senso di quel finale: “Ma tutto è in evoluzione”)

Camillo