Primo: si sta diffondendo, per via di un tic che ha le sue spiegazioni, l’opinione per cui nel centrosinistra “stiano già litigando sulle poltrone”. È nota la mia mancanza di freni quando si tratta di criticare le mediocrità del centrosinistra, ma in questo caso il giudizio mi pare precipitoso e superficiale. Qulla in corso, fino ad ora è una normale e inevitabile discussione sulle prime scelte della maggioiranza. Si sono fatti dei nomi, ci sono volontà diverse, se ne sta parlando con toni del tutto distesi e normali, a quello che si vede
Secondo: su ben altre cose si giocherà la soddisfazione per il governo a venire, ma non si può non notare che in solo dieci giorni Romano Prodi – le cui competenze sono di sicuro migliori delle sue capacità comunicative – è già caduto in tentazione di dire delle fesserie una serie notevole di volte. Se anche amnistiamo il famoso festeggiamento notturno in piazza Santi Apostoli, poi c’è stata la pretesa di scuse (che non arriveranno mai, trasformando la pretesa in una sconfitta e ridando il pallino a Berlusconi), la scemenza sul Financial Times (“parla di Berlusconi”), la debolezza su Hamas.
Terzo: mentre uno che se la sta giocando benissimo – piaccia o no ai suoi detrattori – è D’Alema. Non può non impressionare – positivamente – che in un paese che fino a due settimane fa era in mano a un centrodestra agguerrito e tetragono, e vedeva come un grosso sucesso il reincarico a un anzianissimo signore moderato, si stia discutendo dell’eventualità di un presidente della repubblica ex-pci, più giovane del presidente del consiglio, lucido e intelligente e con delle cose da dire, come se fosse normale. Come se fossimo in un paese normale. Al tempo stesso – qualsiasi siano le chance che poi questo succeda davvero – D’Alema si gioca la partita presidenza della Camera con sorniona e saggia eleganza, non avanzando nessuna pretesa che possa tramutarsi in sconfitta e dicendosi “a disposizione”. Comunque vada, non lo fa fuori nessuno, e non creerà imbarazzi alla coalizione
