Primo, la solfa del diritto alla contestazione è ridicola. Come se soffiare dentro a un fischietto a cinquant’anni suonati segnalasse quella costruttiva e articolata opinione di cui la nostra democrazia non puè fare a meno. Come se la nostra repubblica fosse fondata sul fischio.
Secondo, l’obiezione sul fatto che lei ci vada apposta perché è in campagna elettorale, o addirittura per farsi fischiare è un’obiezione pigra, o chesegnala un’aggravante. Io non vado a una manifestazione del 25 aprile da quattordici anni, ma se fossi candidato sindaco a Milano ci andrei senz’altro e ci mancherebbe. Se non ci andasse, sarebbe lo scandalo. E se ci andasse apposta perché sa di essere contestata, questo rivelerebbe ancora di più la cretineria allocca di chi la contesta.
Terzo, l’obiezione potrebbe essere mossa verso chi se le vada cercando, e poi si lamenti di averle buscate. Ma lei non si lamenta. Con un colpo di genio di eleganza e furbizia – doti sconosciute ai suoi compagni del centrodestra – spiega ogni volta che non c’è nessun problema, che si trattava di una minoranza, che ringrazia tutti. Qualsiasi suo collega avrebbe piantato un vittimismo isterico ringhiando contro la vile aggressione eccetera eccetera.
Lei è furba. E quelli di qua ci cascano (Ferrante che dice “è solo propaganda”, fa ridere: e la sua obiezione cos’è?).
Forse tutto questo non condizionerà le elezioni milanesi. Se lo farà, complimenti alle cime del centrosinistra