“La nuova tv di lotta e di governo”

Aldo Grasso, sul Corriere di oggi:

“Ieri sera alle ore 21.06 è finito in Italia il regime in cui eravamo sprofondati. Il Michele Santoro Pensiero, in versione biondo cenere, è tornato in onda. Le campane della cattedrale di Salerno (suo paese natale) hanno suonato a festa. È iniziato l’anno zero della libera informazione, le catene che hanno tenuto Michele Chi? lontano dal video sono ormai ferraglia arrugginita, qualcuno ha già proposto di elevare il 14 settembre, giorno in cui si celebra la Santa Croce, a festività nazionale.

A darne l’annuncio è stato il volto gentile di Beatrice Borromeo, sulla scia delle bionde (Simonetta Martone, Luisella Costamagna) che da sempre ingentiliscono la rudezza del salvatore, ora nelle vesti del play maker dell’approfondimento. Come attacco, mi rendo conto, è forse un po’ enfatico ma l’enfasi è il segno distintivo di Michele Chi?. Non si accontenta mai delle mezze misure. O no?

È tutto un dirozzamento questo Annozero: la buona borghesia milanese a dare il benvenuto, la benigna musica di Nicola Piovani, la voce fuori campo in stile Lucignolo (questa è grossa, ma è così), il desiderio forte di raffigurare ancora una Rai di lotta, ma anche di governo e di look, la partenza con un’inchiesta vecchio stile («racconto filmato») sull’immigrazione a Milano, sul lavoro in nero dei clandestini, sulle angherie dei «caporali». «Ho 21 anni — ha esordito la Borromeo — e vivo a Milano. In tanti mi chiedono, in questi giorni in cui sono a Roma, se ho paura quando sono nella mia città. Mi capita di arrivare a Milano la sera tardi, magari alla Stazione centrale: mi sento abbastanza tranquilla, ma sento che attorno a me cresce la paura, la diffidenza verso gli immigrati». Pazienza gli immigrati ma, benedetta ragazza, se una Borromeo arriva la sera tardi alla Centrale non c’è nessuno che va a prenderla? L’impressione soft dura poco.

Alle 21.26 appare Lui, «stessa rete, stessa ora» (ma ora è la rete pro-tempore del leghista Marano, tendenza Ventura e Annozero rischia di diventare «l’Italia sul 2» in versione impegnata). Michele Chi? ha resistito giusto venti minuti poi ha cominciato col suo tipico chiagne e fotte: quattro anni d’esilio, l’articolo 21 della Costituzione, l’editto bulgaro. Almeno ha avuto il buon gusto di dichiararsi un privilegiato. Come quel signore intervistato che ha 30 camicie bianche.

Non c’è niente da fare, è più forte di lui: Michele Chi? s’identifica con la libertà d’informazione del Paese, con il livello culturale del Paese, con la tv di qualità del Paese. Se Santoro è assente dal video, clandestino fra i clandestini, scivoliamo nell’analfabetismo televisivo di ritorno, veniamo confinati tra i Paesi in via di sottosviluppo. Ma per fortuna è tornato, con i suoi apostoli guidati da don Sandro Ruotolo, con Marco Travaglio, Vauro e Rula Jebreal che intervista Fausto Bertinotti, «un rivoluzionario che è diventato Presidente della Camera». Rivoluzionario? Forse ci siamo persi qualcosa. Adesso che Michele Chi? vigila su di noi ci sentiamo più sereni, tutelati. Le radici del dubbio sono profonde quanto quelle della certezza. Il dubbio però è più raro e non fa audience”

Corriere della Sera