Le cose cambiano, in radio

Mentre voialtri siete bombardati dalle pretese battaglie televisive tra questo e quel reality, o tra Buona Domenica e Domenica In, la più appassionante sfida tra programmi ha avuto una svolta epocale. Alla viglia del ritorno quotidiano di Fiorello su RadioDue (il 9 ottobre) con il programma che ha sbancato le recenti stagioni radiofoniche, il suo principale rivale ha rivoluzionato il modulo di gioco e seppellito una leggenda della radiofonia italiana: dalla settimana scorsa il “Deejay Time” di Albertino su Radio Deejay non esiste più. Al posto di un programma che soprattutto negli anni Novanta costruì un culto e degli ascolti sensazionali, ogni giorno alle 13 (anticipando di mezz’ora Fiorello) Albertino ha fatto una “joint venture” – parole sue – col programma di Roberto Ferrari che lo precedeva dal nome milanesissimo di “Sciàmbola!” (sulle note di Ramaya, nella sigla): “il Deejay Time era diventato un’altra cosa, non più il programma dedicato alla musica dance legato agli anni Novanta, e il nome generava fraintendimenti. Io avevo già un piede in “Ciao belli” (il programma di Ferrari) con i miei personaggi. E poi il pubblico è cresciuto e io anche, non volevo diventare un impiegato della radio, sempre a fare la stessa trasmissione: non volevo morire con il Deejay Time, insomma”. Così ora sono in tre: Albertino, Ferrari e Digei Angelo. In “Sciambòla!”, continua Albertino, “il rapporto con la musica cambia un po’: più di contorno, più alla portata di tutti. Le mie libidini da deejay le sfogo nel mio altro programma che si chiama Dance Revolution, il venerdì sera”. Gli ho chiesto se ci sia davvero una competizione, con Fiorello:

“Decisamente sì”.

Ma siete amici, no?

“Appunto, proprio a quell’ora doveva decidere di andare in onda?”.

Vanity Fair

Radio Wittgenstein