La personale battaglia del ministro dell’Istruzione Fioroni contro i videogiochi presunti pericolosi per la nostra gioventù ha preso la settimana scorsa delle pieghe imbarazzanti. Dopo essere stata rimbalzata dal commissario europeo per l’Informazione Viviane Reding che ha severamente ricordato che esistono già una regolamentazione europea e una cosa che si chiama libertà di espressione, l’iniziativa ottocentesca del ministro si è spostata su internet in generale. Intervistato da Anna Masera sulla Stampa, Fioroni – distraendosi dai limiti delle sue competenze ministeriali – ha invocato regolamentazioni e limiti nell’accesso a internet. La Masera, piuttosto meravigliata, gli ha ricordato che sarebbe una violazione dei diritti che non è stata tollerata neanche negli USA, malgrado i tentativi dell’amministrazione Bush. «Mi risulta che ci siano altri Paesi invece che sono riusciti a ottenere fior di filtri», ha risposto il ministro. Sta parlando della Cina?, gli ha chiesto sempre più perplessa la Masera. «Sì, anche se i nostri obiettivi sono diversi dai loro», ha confermato Fioroni.
Che se ci pensate non è male, per un ministro cattolico, rivalutare così all’improvviso il vecchio alibi favorevole alla repressione comunista, a fin di bene. Anche dei propri gulag Stalin riteneva che avessero obiettivi diversi dai lager di Hitler, e assai più nobili. Ultimamente, fino a Guantanamo, il dibattito sulla limitazione dei diritti per tutelare i cittadini si è assai complicato, ma spingerlo fino a confondere kamikaze islamisti e joysticks forse è un po’ forte. E nel giorno in cui il ministro sosteneva queste cose, Massimo Mantellini segnalava sul suo blog che il sito del ministro Fioroni era infestato da migliaia di messaggi spam pornografici da alcuni mesi, senza che nessuno se ne fosse accorto. L’indomani, il sito è stato chiuso, per aggiornamento. Del ministro.
Vanity fair