Succede un guaio deflagrante e scandaloso. Tutti si indignano e preoccupano, protestano che bisogna fare qualcosa, che non si può andare avanti così. Qualcuno arriva a minacciare di chiudere baracca. Una svolta pare inevitabile.
Il giorno dopo tutti a darsi da fare.
Due giorni dopo, un po’ meno.
Tre, quattro, cinque giorni dopo, e tutto torna come prima, le coscienze tranquillizzate dalla grande cerimonia dell’agitazione collettiva. Neanche un imbarazzo. Anzi, il ricominciare come prima viene presentato e vissuto come il segno della reazione.
Sto parlando del calcio dopo Catania, del governo dopo il voto al Senato, o della storia italiana?