Squarcia

“La Stampa ha dato un grande risalto alla notizia (che poi non era una notizia, se ho capito bene) sul processo di beatificazione di Luigi Calabresi. Sabato le ha dato molto spazio in prima pagina, poi una pagina interna, metà di cronaca, metà di interviste-mancate. Nella cronaca e nei sommari si metteva in risalto una mia frase del 1996, fra virgolette: “Elevare agli altari il commissario Luigi Calabresi non è altro che una scemenza di qualche intellettuale monarchico fascista”. Dubito delle virgolette, ma non avendo un archivio posso confermare che molti anni fa quella proposta mi sembrò una scemenza, e poiché l’aveva avanzata un circolo monarco-fascista fiorentino, mi sembrò una scemenza monarchico-fascista. L’articolo sulle interviste ha un titolo fulminante: “Lotta Continua. Una battuta squarcia il silenzio”. Poi si sofferma sui vari modi in cui persone che, appena un po’ più di trent’anni fa, erano appartenute a Lotta Continua, si esimono dal commentare la supposta notizia: qualcuno adducendo la preoccupazione di potermi nuocere. E’ confortante che qualcuno pensi che mi si possa ancora nuocere. Domenica la Stampa pubblica un’ampia intervista al sacerdote che vuole promuovere la causa di beatificazione, e che spiega le sue difficoltà coi “complici di Sofri”, oltre che con il cardinale Tettamanzi che “non vuole grane”. Non ho letto altri commenti all’iniziativa, salve le frasi, che non si potrebbero dire entusiaste, della signora Gemma Capra. Naturalmente, la Chiesa cattolica è la sola competente a promuovere i suoi santi, e i profani possono tutt’al più farsene un’idea. E la Stampa, che idea se n’è fatta?”, Adriano Sofri

Il Foglio