“Ciò detto, a nessuno delle parti in causa, e agli esponenti politici delluna o dellaltra parte che sulla vicenda si sono espressi, è venuto in mente di dire che quelle nomine andavano respinte per manifesta discriminazione contro le molte donne giornaliste e professioniste della comunicazione. Di denunciare linaccettabilità di un pacchetto di nomine rigorosamente monosesso. Non è venuto in mente a nessuno non solo perché la nostra classe politica è singolarmente cieca e sorda sul tema delle disuguaglianze di genere, ma perché se lo avessero fatto avrebbero dovuto denunciare la illegittimità degli stessi istituti in cui siedono e cui rimangono abbarbicati a oltranza” (Chiara Saraceno, il resto qui)
La Stampa