Vergognarsi della fine della vergogna

Evidentemente non c’è bisogno di essere persone ignoranti e rozze per pensare che celle di galera con standard di umanità decenti siano “carceri a cinque stelle”. Basta essere i giornalisti e commentatori che ne parlano (“si possono persino avere dei libri! e l’iPod!”), indignandosi per i “due pesi e due misure”, e implicando che il peso e la misura a cui omologarsi siano quelli dell’inciviltà più vergognosa. È come se dopo l’assoluzione di un innocente lo si definisse “un privilegiato” (“processo soft”), rispetto agli innocenti che vengono condannati (“due pesi e due misure! condannateli tutti!”)