L’intervista di Prodi a Repubblica potrebbe essere commentabile tutto il giorno, oppure non è commentabile. Mi fermo su una cosa di cui ci si è occupati nei giorni scorsi. Alla domanda sulla formazione del comitato per il Partito Democratico, e sullo scontento che ha generato, Prodi risponde:
“Quello è stato un brutto errore”
Non so se mi sono spiegato. Il leader del centrosinistra, che ha appena finito di dire che bisogna prendere provvedimenti in risposta alla sconfitta delle amministrative, che bisogna correggere, che bisogna ascoltare lo scontento e la delusione degli elettori, sancisce con una frase netta e definitiva che il primo passo del nuovo Partito Democratico è stato un passo sbagliato, eppure – malgrado quel brutto errore risalga ad appena una settimana fa, sia ancora caldo, non si sia ancora insediato, quel brutto errore – non ne trae nessuna conclusione. L’errore è risolto con la sua constatazione, sei parole. MI chiedo come la prendano i 45 componenti del brutto errore, a essere così definitivamente definiti: tutti sereni e legittimati alla prima riunione del brutto errore?
Il problema del centrosinistra e dei suoi uomini, in Italia, non è che faccia degli errori. Quelli li fanno tutti. Il problema è che conosce benissimo i propri errori, li rivendica, continua a farli e non ha la parte del cervello in cui gli errori si correggono e dagli errori si impara: quella parte lì è impegnata con le interviste
I’m too sexy for Moscow