Ho una bambina di quattro anni che voleva che le comprassi un fermacapelli delle Winx, visto in una vetrina. Ho rifiutato ideologicamente, ma poi mi sono sentito in colpa, e ho cercato su eBay. C’erano cinque pagine di ciarpame delle Winx, e ho chiesto consiglio a mia moglie. In realtà, delle Winx non so niente, se non del loro clamoroso successo che ormai raggiunge generazioni sempre più recenti (vedi mia figlia) e dell’orgoglio nazionalista esibito da certi articoli sui giornali che raccontano il fenomeno. Mia moglie, che è più attenta di me, mi ha consigliato di dare un’occhiata ai giornaletti delle Winx introdotti in casa, e io l’ho fatto.
E ora che l’ho fatto, vi dirò questo: io penso che le Winx siano il brodo di cultura in cui crescono gli atteggiamenti come quelli delle cugine Cappa, quelle che si sono prodotte un fotomontaggio con la cugina assassinata per andare in televisione. Le loro sono storie in cui sotto una patina superficialissima di buoni sentimenti si descrive un mondo adolescenziale che ruota solo intorno alle pettinature, ai ragazzi nel senso di fidanzati potenziali, alle pettinature, i fisici magrissimi e i vestiti da fighetti di provincia. In un paese in cui il modello prevalente è Corona, le Winx sembrano innocue: in realtà sono solo il gradino precedente. Da qui a invocare censure, Moigi, e fesserie simili ce ne corre: dico solamente che nel naufragio morale della nazione sono pochi quelli che possono scagliare la prima pietra.
Quanto a mia figlia, è entusiasta del DVD di Winnie the Pooh e gli Efelanti che le ho comprato su eBay in sostituzione (7 euro e 99): speriamo che duri.
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