One nation, one station

Si resta sempre spaesati ed eccitati assieme, come da bambini, quando comincia a piovere eppure splende il sole. È la sorpresa percepita con i sensi, l’inatteso e fuori dalle regole che però ha una sua bellezza. Si starebbe lì, a farsi piovere addosso, guardando il cielo.

Mi sono sentito un po’ così, guidando l’altro giorno. Non pioveva, e nemmeno c’era un gran sole. Ma sul display dell’autoradio accesa i miei occhi leggevano scorrere la scritta “RADIO DEEJAY”, e nello stesso momento le mie orecchie venivano raggiunte senza ombra di equivoco dal suono di “Don’t think twice, it’s alright” di Bob Dylan. Ripeto: Radio Deejay barra “Don’t think twice it’s alright”. Non una semplice canzone di Bob Dylan. Il prototipo meraviglioso della ballata acustica di Bob Dylan.

Da qualche anno Linus va dicendo in giro che non si riconosce più nel genere di musica tradizionalmente proprio di Radio Deejay. E che in generale il pubblico della radio è invecchiato assieme a lui e ai suoi colleghi. E pochi giorni dopo, a raddoppiare lo spaesamento, ho sentito con le stesse orecchie lui e Nicola Savino ospitare a Deejay Antonio Rezza e permettergli di usare espressioni come “antinarrazione” e altre chicche della sua involuta genialità. Magari mi sbaglio, sarà che mi sento in target, ma ho la piacevole impressione che Deejay stia diventando una radio per splendidi quarantenni.

Vanity Fair