In pillole

Puntata di Porta a Porta di martedì scorso. Sigla, pomposa. Grafica in primo piano. Titolo cubitale: “BUONGUSTO: SESSO E CENSURA”. Sfondo: un corpo nudo. Titoli di testa su Vladimir Luxuria e Rocco Buttiglione su poltroncine bianche. Vittorio Sgarbi su poltroncina bianca parla al telefonino. Arriva Vespa. Sgarbi dice duecentosei parole in un minuto a proposito di una mostra su arte e omosessualità vietata a Milano. Vespa interpella Buttiglione. Buttiglione dice “Primo…”, e a proposito di un’opera dissacrante in tal senso afferma che il papa non è omosessuale. Sgarbi dice di essere d’accordo con Buttiglione. Sgarbi ha la voce di uno che ha il raffreddore e spiega che quella opera era stata tolta dalla mostra. Si sente Buttiglione tirare su col naso. Sgarbi parla dell’omosessualità e San Sebastiano. Vespa chiede “che c’entra San Sebastiano?” e tira su col naso anche lui, aiutandosi con un pollice. Buttiglione si sporge sulla poltroncina bianca. Luxuria sospira e sgrana gli occhi verso la telecamera. Vespa dice che è contrario a ogni forma di censura, però. Luxuria dice che gli omosessuali non sono assassini. Buttiglione dice io questo non l’ho mai detto. Vespa dice che è in imbarazzo però ha ragione la Moratti che ha vietato la mostra. L’ha già detto tre volte. Buttiglione dice “contraddice alla”. Buttiglione dice “ho fatto un’involontaria provocazione”. Buttiglione dice “incazzare”. Suonano le campane. Entra un parroco che scrive sul Giornale e si siede su una poltroncina bianca. Buttiglione dice “credo che c’è una volontà”. Buttiglione usa per la sesta volta il termine “cartellonistica” e si capisce che lo fa con intenzione dispregiativa: c’è l’arte e c’è la cartellonistica. Il parroco ha paura che l’arte vada a toccare degli equilibri profondi che sono inviolabili. Sgarbi sfoglia il catalogo con gli occhiali sulla fronte. Vespa dice che il Cristo deposto del Mantegna aveva un’inquadratura innovativa. Sono passati solo 24 minuti

Vanity Fair

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