Pane al pane

La lettera di Goffredo Bettini a Repubblica, oggi, offre diversi spunti di riflessione, seri o faceti. Noto solo il tic sfacciato con cui persino uno accorto come Bettini spiega che a eleggerlo non sono stati gli elettori, o i “cittadini”, o formule simili di rispetto del meccanismo democratico, ma “il partito”.

“Caro direttore, chiedo ospitalità per rispondere il più pacatamente possibile agli attacchi che ripetutamente Mastella mi sta rivolgendo. Parlano di mancata solidarietà e di falso moralismo.

Andiamo ai fatti. Di fronte all’inchiesta che ha investito Mastella, io ho espresso la convinzione che si arriverà ad un proscioglimento, che auspico politicamente ed umanamente. Ho solo aggiunto che il problema, tuttavia, è anche un altro. Quando Mastella (con molti fondamenti) afferma che una certa pratica politica fatta di pressioni, invasioni di campo e spartizioni è generalizzata, mette in rilievo qualcosa che dovrebbe, per tutti noi del centro-sinistra, essere inaccettabile. Tutto qui. Mastella chiama in causa nella polemica con me anche aspetti personali, che forse vanno chiariti perfino in dettaglio.

Ho una casa in Thailandia. Allora? Caro Mastella, mio padre mi ha lasciato ricco. Sono diventato assai meno ricco, quando per anni, come segretario del Pci di Roma, non ho preso lo stipendio. Tuttavia il mio partito mi ha restituito i privilegi eleggendomi prima alla Regione e poi in parlamento. Sono solo (non avendo famiglia) e amando la Thailandia, insieme ai miei fratelli e a mia sorella ho deciso di investire lì, realizzando la casa della mia vita. Frequentata da tanti amici e familiari.

A Roma possiedo un appartamento di 70 metri quadri, gravato di un mutuo di 300.000 euro. Ma c’è un particolare, che dico solo perché Mastella pare volermi fare i conti in tasca. Attorno a questa grande casa thailandese (il cui valore può essere paragonato a tre stanze al Circeo) gravitano sei famiglie locali che mantengo, sviluppando in questo modo concreto quella carità cristiana che a Mastella sta tanto a cuore e che ha manifestato così solertemente nelle adunate a San Pietro; inoltre questa casa è intestata a queste famiglie. Perché ciò che abbiamo acquistato in Thailandia voglio che torni alla Thailandia. Per queste mie scelte (oltre che per meriti riguardanti la promozione della cultura thailandese nel mondo) il Re della Thailandia mi ha conferito la più alta decorazione di quel Paese: «Cavaliere comandante del nobilissimo ordine del Regno di Thailandia».

Per quanto riguarda la mia nomina a presidente dell’Auditorium (che ho lasciato poi per assumere quella di presidente della Festa del Cinema) è stata una scelta del sindaco Rutelli fatta quando non avevo alcun incarico istituzionale e il cantiere dell’opera di Piano era disperatamente fermo. Fu una sfida difficile e vinta. Più volte ho espresso il desiderio di lasciare. Non i segretari dei partiti locali, ma personalità libere come Gianni Letta, Renzo Piano, Luciano Berio, Bruno Cagli, Innocenzo Cipolletta, Andrea Mondello, Cesare Romiti, mi hanno chiesto di continuare nel mio lavoro. Vedi, Mastella, nessuno ha dovuto fare telefonate minacciose per impormi. Semmai mi è stato richiesto un servizio di cui sono onorato, ma talmente impegnativo che quando ad esso si è aggiunto un incarico politico per me più pesante, ho deciso di lasciare il Senato. Con un atto di sobrietà che ha apprezzato tutto il Parlamento con parole di stima che ancora mi risuonano dentro.”


Repubblica