Vorrei dire a Dario Fertilio che non ho visto il numero di Critica sociale dedicato all’ atteggiamento della sinistra italiana verso la Primavera di Praga. Sono sconcertato da quel che ho letto nel suo resoconto (Corriere, 20 luglio) . La prego di annotare almeno le obiezioni alle poche righe che mi riguardano personalmente. Lei scrive: «E la libertaria Lotta continua di Adriano Sofri? Attenta al ‘ grande lascito di Lenin’ , pronta a contrapporre al ‘ comunismo falso della Polonia quello vero rappresentato dalla Cinà». Guardi: nell’ agosto del 1968 Lotta continua, libertaria o no, era di là da venire: la sigla comparve a Torino un anno dopo, e diventò il nome della nostra organizzazione solo nell’ autunno del ‘ 69. Quanto alla citazione, non so che cosa c’ entrasse la Polonia. Le dirò invece che all’ alba del 21 agosto 1968 io e i miei compagni – non eravamo andati in vacanza, ci sembrava una debolezza indegna di militanti rivoluzionari – ci presentammo davanti alle fabbriche toscane con volantini e cartelloni di protesta contro l’ invasione sovietica, sostenendo discussioni molto vivaci, e in qualche caso, nelle fabbriche in cui più forte era la fedeltà comunista, sul punto di arrivare alle mani. Se sull’ aggressione sovietica non avemmo alcuna indulgenza, che anzi ci sembrò la odiosa conferma del rapporto imperialista fra Urss e Paesi «satelliti», della primavera di Praga avevamo dato un giudizio meschino, corrispondente alla nostra concezione di allora, che confidava libertà ed emancipazione sociale alla democrazia dei consigli operai. Per quel che mi riguarda, quando Jan Palach si diede fuoco, in contrasto con l’ opinione prevalente anche fra i miei compagni, che considerò il suicidio come una manifestazione individualista di rassegnazione o di diserzione, stampai e diffusi personalmente un volantino che gli rendeva onore. «Quello di Jan Palach non è un gesto di disperazione individuale: è la scelta di riproporre, con la forza di un’ azione esemplare fino all’ estremo, la via della resistenza all’ oppressione. Noi non possiamo condividere se non parzialmente le posizioni attuali dei militanti cecoslovacchi. Ma siamo solidali fino in fondo con la loro lotta, con il rigore e la tenacia di cui danno esempio. Teniamo a dichiararlo anche contro quelli che qui si proclamano comunisti e non sanno che deplorare con imbarazzo ipocrita l’ azione militante, che non è suicidio, di Palach e dei suoi compagni». La data è quella del giorno dopo: 20 gennaio 1969. (Successe che l’ organizzazione giovanile neofascista pisana pubblicò a sua volta un manifestino che elogiava la mia posizione: riconoscimento tutt’ altro che invidiato). In generale, trovare sciocchezze nel mio passato – non so nel suo – è tutt’ altro che difficile, ed è riuscito generosamente, a me stesso e a tanti altri volonterosi. Non c’ è bisogno di esagerare.
(Sofri, quello anziano, al Corriere della Sera)