Milano, che fatica

Cose che ho notato a Milano negli ultimi tempi:

– in Corso Como, luogo devastato dalle frequentazioni di pirla modaioli ma in cui si era provato a fare un lavoro trascurato ma apprezzabile con la zona pedonale e la cura delle facciate, e i tavolini dei bar fuori (un tavolino fuori è sempre un tavolino fuori, comunque), la testata iniziale della via e la sua vista sono completamente occupate da un megaschermo montato su un terrificante traliccio di ferro
– in una parte di via San Vittore hanno affrontato radicalmente l’annoso problema del parcheggio delle macchine sul marciapiede, emblema ella città (sullo stemma di Milano ora c’è una macchina sul marciapiede): dire ai vigili di multare le auto in sosta sul marciapiede era troppo facile, e così il suddetto marciapiede in pietre acciottolate è stato transennato con quegli orrendi archetti in acciaio che già devastano altri luoghi della città
– l’Arco della Pace è perennemente e inspiegabilmente coperto dai ponteggi, e io mi vado convincendo che servano solo a ospitare i cartelloni pubblicitari diretti ai pirla notturni dell’Arco della Pace, e tirar su due soldi
– il vecchio Mondadori Multicenter, in uno degli anfratti più brutti e vistosi del Corso Vittorio Emanuele, è diventato una sede del PdL con l’aspetto di un discount di quart’ordine
– di fronte, di fronte alla chiesa, a impallarne la vista (non che sia una gran bella chiesa, certo, ma siamo in pieno centro) c’è un enorme igloo di plastica trasparente, destinato non so a quale fine
– il ristorante della Triennale, già uno dei più bei posti di Milano per stare bene a pranzo, è stato trasformato ormai da un anno occupando il fantastico spazio aperto con una serie di banconi e accrocchi che lo frammentano e restringono. E detto tra noi, con tutta la buona fama del nuovo gestore, si mangiava meglio prima

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