Orgoglio islandese

L’Islanda sta vivendo il suo momento di notorietà nelle news internazionali, nel bene e nel male. Se fino a qualche mese fa la sua immagine era ancora quella del paese freddo e disabitato, con i geysers e i ghiacciai (salvo una temporanea notorietà come meta di weekend festaioli, qualche anno fa), adesso si trova al centro dei maggiori cambiamenti del mondo.
La crisi economica, intanto. L’Islanda e la sua florida finanza ne sono state travolte, con la bancarotta di tre banche nazionali e il crollo di tutta la sua economia. Proprio in conseguenza delle proteste degli islandesi su come la crisi è stata gestita, il governo si è dovuto dimettere. E con la nomina del nuovo governo, l’Islanda è entrata per sempre nella storia politica internazionale. Scegliendo come primo ministro – in tutta normalità – una donna, e una donna omosessuale. La prima lesbica dichiarata della storia che diventa capo di un governo: e fatte le dovute proporzioni geografiche e politiche, è un evento che si può associare alla recente elezione del primo nero presidente degli Stati Uniti d’America.
Johanna Sigurdardottir ha 66 anni, è stata hostess e sindacalista, e poi parlamentare e ministro. La sua popolarità politica in questo momento è altissima, e un giorno sarà bello giudicarla solo per quello che avrà saputo fare o no nel suo lavoro. Ma oggi, in un mondo ancora lontano dall’aver superato i pregiudizi omofobi – e dove ancora c’è chi sostiene che dall’omosessualità si debba “guarire” – la storia di una signora con due figli che si risposa con una donna e il suo paese glielo consente e la vuole leader senza discutere la sua vita privata, è una bella storia: di cui l’Islanda può andar fiera, assieme ai geysers. 

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