Belongs to lovers

Il mio momento “Almoust famous” l’ho avuto trent’anni fa. Come il ragazzino nel film che scopre il rock grazie al lascito di vinili della sorella, avevo appena superato la fase Beatles delle medie (successiva alla fase cantautori, che a sua volta seguiva la fase Hit-Parade di Lelio Luttazzi). Al primo anno di liceo, con tanto di occupazione, ero stato introdotto da quelli più grandi nell’esaltante mondo del rock anni Settanta ormai agli sgoccioli, che mi aveva travolto (e senza fare uso di stupefacenti, se volete crederci). Come uno che arrivi al dolce ancora con la bocca piena, mi trovai a Firenze il giorno dell’attesissimo concerto di Patti Smith senza ancora sapere bene chi fosse, Patti Smith. Il concerto era attesissimo perché assieme a quello di Lou Reed segnava il ritorno delle grandi rockstar dopo le violente contestazioni settantasettine. Mi portò un amico grande, che si era fatto anche la data precedente, a Bologna. Ho ancora il suo biglietto, il mio di Firenze lo persi. 9 settembre 1979.
Patti Smith è venuta in radio, al programma che facciamo su RadioDue, la settimana scorsa. Non mi sono trattenuto e le ho raccontato tutto questo, vergognandomi della regressione adolescenziale. Invece lei si è inaspettatamente commossa e ci ha detto di come siano tuttora importanti e memorabili per lei quei due concerti: un successo mai più visto e un momento di svolta della sua vita: “voglio festeggiare l’anniversario, a settembre”. Trent’anni. Si invecchia, tutti quanti.

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