Di casa in casa

Beppe Grillo lo andava dicendo, due anni fa quando era popolare, ed era forse la cosa più interessante che dicesse: che in Italia l’imbarbarimento cialtrone immediatamente successivo a quello della politica era quello del giornalismo, e che presto le due categorie avrebbero ottenuto lo stesso disprezzo da parte del resto degli italiani.
Adesso mi pare che ci siamo, e che le due situazioni siano divenute identiche. Politici e giornalisti si fanno riconoscere per vanità, mediocrità e inadeguatezza rispetto al proprio mandato, con una minoranza di eccezioni invisibili ai più nel marasma generale. Le persone si limitano a scegliere di credere a quelli che stanno nella loro curva, sia l’una o l’altra: e come accadde già ai politici, tra i giornalisti l’attività prevalente è l’aggressione al collega nemico, salvo tarallucci e vino di quando in quando. A ogni livello: Scalfari e De Bortoli se ne sono dette di tutte, come Lerner e Mimun, e con toni più moderati si sanciscono pubbliche fratture anche tra colleghi come Gilioli e Zurlo.
Se vi pare un epilogo deprimente, vi sbagliate: non è un epilogo. Dopo toccherà a tutti voi, e ai vostri dirimpettai.