Le chiamano tecniche fotografiche “tiltshift”, in riferimento al fatto che il risultato si ottiene muovendo l’apparecchio e le lenti e variando la messa a fuoco nelle diverse aree dell’immagine che si ottiene. La prima volta che le vidi impiegate era per uno straordinario video del fotografo Olivo Barbieri dedicato alla città di Roma vista dal cielo. Le figure e le architetture parevano dei modellini, e l’effetto era spettacolare: quel tipo di uso della tecnica è noto come “miniature faking” (l’unica traduzione italiana che ho trovato le definisce “miniature viventi”), perché il mondo diventa in effetti un grande plastico di miniature, omini, macchinine, trenini. L’effetto può essere ottenuto anche in postproduzione, come si dice: ovvero intervenendo sulle immagini con dei programmi che variano la messa a fuoco dei dettagli. Ormai è una tecnica molto diffusa e con risultati spettacolari: c’è persino un’applicazione per iPhone che permette di applicare il “miniature faking” sulle vostre fotografie.
Ma se non avete ancora capito di cosa sto parlando: avete presente il bellissimo spot di Unipol, quello con la canzone degli Air? A quello volevo arrivare. Il “miniature faking” è diventato mainstream.
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