La fine del mondo come lo conosciamo

Un breve e incompleto parere per punti sulla questione dei presunti “eccessi della rete” di cui si sta discutendo assai ovunque:

– oggi il Corriere della Sera ha un editoriale in prima pagina di Gian Antonio Stella che in estrema sintesi definisce spazzatura la gran parte dei contenuti su internet, ma saggiamente e responsabilmente propone come eventuale correttivo il buon esempio dato da fuori, e non divieti impensabili. L’intervento di Stella mi pare interessante, perché di certo non appartiene al rango dei citrulli presuntuosi che in questi giorni giudicano e mandano e pensano di avere capito tutto e di avere la soluzione in tasca. Stella è una persona intelligente, sensata, che riceve un’impressione sbagliata – secondo me – ma sulla cui impressione bisogna dare una risposta, prima o poi.

– la contro-obiezione di molti per cui il problema non sia il mezzo, ma le teste, ha senso (ma dovremmo pure occuparci di ‘ste benedette teste, allora). Si citano i microfoni aperti di radio radicale, i muri dei cessi pubblici, e in modo ancora più congruo e attuale quelli che ieri sono andati a comprarsi statuette del duomo alla stessa bancarella dello sciagurato Tartaglia. Epperò quando il mezzo, lo strumento, ha una potenza quantitativa straordinaria, questa si riverbera anche sulla qualità delle cose e determina un cambiamento: limitarsi a definirlo “neutro” non è sufficiente.

– volendo soprassedere sui meccanismi di ignoranza e stupidità che spiegano alcuni interventi di questi giorni, è però anche vero che in molti casi benintenzionati e competenti – come quello di Stella – le opinioni sono dettate da uno spaesamento rispetto al nuovo che non è diverso da molti altri fenomeni del passato. Stella è oggi – con rispetto parlando – come mio nonno che entrasse in una discoteca negli anni Ottanta e ne uscisse convinto di essere entrato all’inferno e che il mondo stesse per finire. E gli esempi di gente che allora volesse chiudere le discoteche ci sono. Detto questo, però, il mondo un po’ è cambiato, e quelle impressioni esagerate e terrorizzate non erano del tutto campate in aria: qualcosa succede. Chi ci sta dentro dovrebbe farsi carico di analizzarlo, e di spiegarlo.