Notizie che non lo erano

La sera di domenica scorsa sono cominciate ad arrivare in Italia notizie di un’esplosione in una centrale elettrica del Connecticut. Mentre i siti di news americani lo segnalavano tra gli altri titoli aggiungendo che si sapeva di due morti accertati, nelle homepage dei quotidiani italiani la storia occupava subito l’apertura principale con titoli come “Almeno 50 morti” (Repubblica, cambiato poi in “Si temono 50 morti”), “Decine di morti e 250 feriti” (Corriere della Sera), “Strage negli USA” (La Stampa), “Si temono 50 morti” (Il Giornale). Analoghi titoli sui siti delle agenzie di Stampa e su TGCom (“50 morti”: titolo e articolo tuttora online, a una settimana dal bilancio definitivo di cinque morti).
La mattina dopo – con i siti americani che mantenevano il conto parziale dei morti a due – i titoli dei quotidiani italiani riferivano in prima pagina: “Decine di morti” (La Stampa), “È una carneficina” (Repubblica), “Decine tra morti feriti e dispersi” (Corriere della Sera). Nella stessa giornata, ultimate le ricerche, le autorità portavano il bilancio finale dell’incidente a cinque morti. Le avventate titolazioni italiane si spiegano forse – oltre che con il sensazionalismo terroristico consueto – con uno sprovveduto equivoco sulla parola “casualties”, che in inglese significa “vittime” ma che (più esattamente che da noi) conta come vittime anche i feriti di un incidente.
La settimana scorsa i siti dell’ANSA, di RaiNews24, e altri ancora hanno riportato i risultati della ricerca di una rivista scientifica americana per cui l’uso di internet favorirebbe l’attività del cervello: “lo rivela uno studio che sarà pubblicata sul numero di febbraio del Journal
of Geriatric Psychiatry”. Ma quella ricerca è sì di febbraio, ma di febbraio del 2009: è stata pubblicata un anno fa e si trova online da allora (il Corriere della Sera la raccontò alla fine del 2008).

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Un commento su “Notizie che non lo erano

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