Si avvicina l’asintoto degli iPad

C’era questo romanzo di Gary Shteyngart di quattro anni fa, Storia d’amore vera e supertriste, in cui le persone in un futuro non molto lontano erano tutte dotate di un apparecchio che si portavano sempre dietro, una specie di tablet, che aveva una funzione simile a quella di un nostro documento di identità: solo che ospitava ovviamente dati e funzioni mille e mille volte più estesi e stravolgenti del nostro documento di identità. Si chiamava äppärät e permetteva lo streaming di pensieri e conversazioni e la raccolta di informazioni sul conto del suo titolare da parte di chi lo incontrasse. Il libro era un po’ farraginoso e lo lasciai perdere, ma mi è rimasto quel ricordo di visione futura (però so che è anche piaciuto molto, non voglio dissuadervi).

Due anni prima avevo conosciuto a Boston una persona incredibile, che si chiama Ray Kurzweil, e che racconto meglio qui: comunque, una versione contemporanea del geniale inventore pazzo, per farla breve (lui non si offenderebbe). Quei rari incontri che dopo diventano un pezzo delle cose che hai imparato nella vita e di ciò che cambia i tuoi modi di vedere le cose. Tra le altre cose, Kurzweil annullò le mie diffidenze sulla plausibilità prossima di alcune sue visioni sull’intelligenza artificiale impiantata dentro di noi indicandomi dove tenevo il mio iPhone – nella tasca dei pantaloni, si vedeva – e facendomi notare che fosse questione di pochissimo.

una volta che ci siamo abituati a tanta intelligenza artificiale sempre connessa alla rete e sempre con noi, in tasca, immaginare di averla qualche centimetro più in là, disseminata nel nostro corpo, è meno complicato

Da quell’incontro sono successe delle cose, e mi piacerebbe riparlarne con Kurzweil. La mia intelligenza artificiale invece di rimpicciolirsi e entrarmi dentro, si è un po’ ingrandita e somiglia a quella del romanzo di Shteyngart. Ho una specie di äppärät, che si chiama iPad mini, e che è entrato nel modesto kit di cose che raccolgo appena mi allontano da casa, cioè da un computer: occhiali, iPhone, chiavi di casa, portafoglio, iPad. Tutte le altre cose le metto in qualche tasca, pronte a diventare presto intelligenza artificiale, e l’iPad lo tengo in mano (nel romanzo di Shteyngart se non mi ricordo male, avevano una specie di borsello futurista). Se succede qualcosa, non ho entrambe le mani libere (c’è da menarsi alla fermata del tram, tipo; o una signora mi sviene addosso alla fila del Carrefour).

Questa cosa della dimensione fisica è interessante. Abbiamo esaltato per decenni la miniaturizzazione come criterio e sintomo del progresso scientifico e del cambiamento delle nostre vite: processori più piccoli, la famosa legge di coso, e di conseguenza tutto più piccolo (ma prima c’erano stati i transistor, eccetera). Poi a un certo punto, avrete notato, ci siamo fermati e abbiamo capito che se le cose diventano troppo piccole poi non le sappiamo usare: siamo noi, a essere inadeguati, legge di coso o no. Quest’anno, per la prima volta, Apple ha presentato un apparecchio nuovo vantando che fosse PIU’ GRANDE.
È stato un po’ come il Papa che ci dice “no, ok, i gay vanno bene”.

C’è questa cosa che non ci vediamo, se le cose sono piccole. Io poi, che ho avuto un calo della vista drammatico negli ultimi dieci anni. E ha delle implicazioni generali interessanti, perché dimostra ancora una volta che le cose migliori sono quelle che trovano un equilibrio, e che ogni prosecuzione eccessiva di un’evoluzione porta a un’involuzione.
Quindi ho questo iPad mini, sempre con me.

Adesso Apple ha presentato gli iPad nuovi: quello tradizionale, ribattezzato a suo tempo Air (iPad Grosso suonava male), e il Mini. Sono degli äppärät sempre più raffinati, come hanno notato già molti esperti che li hanno recensiti. Malgrado l’evoluzione che li ha portati a quello che sono ora sia stata piuttosto rapida per una civiltà che non ha ancora saputo eliminare le zanzare, a volte vorrei essere me stesso nel 1994 – vent’anni fa, un tempo vicino, contemporaneo – e poter avere improvvisamente un iPad in mano. Per vedere la mia faccia (che era sensibilmente migliore dell’attuale, tra l’altro).

iPad Air ha ora una qualità video e una risposta del touch screen eccellenti e assai migliori dei modelli precedenti: e non è più la lavagna di ardesia che era diventato con l’introduzione di iPad mini. È leggero e sottile: immagino che potrebbe piegarsi a tenerlo in tasca, se qualcuno avesse una tasca adeguata. A usarlo, sembra di stare in una di quelle vecchie pubblicità di televisori in cui i colori uscivano fuori dallo schermo, per mostrare la loro qualità. Colore semprevivo, qualcosa del genere.

Il nuovo iPad mini ha poco di nuovo rispetto al vecchio iPad mini: ma se iPhone vi ha ormai abituato alla comodità del dito (l’impronta digitale che attiva tutto), averla anche qui è una tentazione. Parentesi: stiamo parlando di attivare un iPad con un dito invece che con un codice a quattro numeri “tapped” (abbiamo sdoganato “cliccato”, ma “tappato” è equivoco: come si risolve questa cosa?) su uno schermo. E siamo partiti che ci alzavamo dal divano per andare a cambiare canale sul televisore, quelli della mia generazione. Chiusa parentesi. Altra novità, iPad mini ora arriva ad avere 128 giga, che se siete maniaci di portarvi dietro musica e foto e app ingombranti, aiuta. Anche qui, sembrano capricci, ma la volta che vuoi mostrare una vecchia foto a qualcuno, ce l’hai. Tutta la nostra vita sembra capricci, vista dal 1994. Siamo insomma giunti a un perfezionamento degli apparecchi mobili che conoscerà ancora sviluppi sensibili – questa cosa dei pagamenti, per esempio – ma ha superato la fase rivoluzionaria, in termini di hardware.

Adesso vediamo come va con ‘sti orologi.

Altre cose:

5 commenti su “Si avvicina l’asintoto degli iPad

  1. Qfwfq71

    Vedendo “Her” ho avuto sensazioni simili.
    uno scenario furistico, reso estremamente plausibile dall’utilizzo già attuale di determinati gadget.
    Un uomo che già utilizza il blue tooth per dialogare con il proprio iPhone e che poi utilizza le linee erotiche per fare sesso “con una voce”, non fatica a trovare naturale sviluppare un rapporto con una intelligenza artificiale con la quale ha rapporti esclusivamente sonori.
    Abbiamo tanto futuro intorno a noi, e tanto ne stiamo già utilizzando senza che ce ne rendiamo conto (penso sempre alle porte scorrevoli dell’Enterprise, che oggi sono reali e disponibili ovunque).

  2. George

    Però le vendite degli iPad sono in stallo, minacciate dall’iPhone Grande, dall’iPhone Più Grande e da altri smatphone 5″ e phablet 6″. Segno che gli 8″ dell’iPad Mini sono troppi per l’utente tipo (ad esempio io il mio tablet 7″ lo uso ormai solo a casa, sdraiato sul letto o seduto sulla tazza).

    La fase rivoluzionaria è sospesa, non superata: in attesa di avere device piegabili (4″ in tasca, 8″ aperto in mano) per quando vorremo guardare qualcosa, e assistenti vocali più sofisticati per tutto il resto (quasi Her, ma senza l’inutile IA).

Commenti chiusi