Da chi venga il tentativo di dividere le nuove generazioni del PD è abbastanza evidente: dalle vecchie generazioni del PD. Pierluigi Bersani in particolare da tempo insiste sui “giovani buoni” da distinguere dai “giovani cattivi”, avendo come criterio di bontà il fatto che stiano con lui. Oggi ci torna, con l’aiuto di Repubblica, che pretende di disegnare una folla di suoi giovani “veri” in rivolta contro quelli meno veri. Ma nell’articolo la prima citata è Emma Squillaci, cara amica di diversi dei piombini che hanno avuto a cuore la sua campagna elettorale a Cassina de’ Pecchi, e che era al Lingotto. Com’era al Lingotto e a Piombino Debora Serracchiani, che sta lavorando con Franceschini, cosa che conforta i piombini rispetto alla altrimenti meno attraente campagna di Franceschini. Com’erano al Lingotto Federica Mogherini, deputato, nella segreteria di Franceschini, e Andrea Orlando, deputato, che credo sostenga Bersani, e con cui i piombini hanno solidali intese e conversazioni. E nelle distanze di opinione, io sarei molto contento che il dalemismo fosse tolto a D’Alema e consegnato ai suoi più giovani tedofori. Farebbe bene a tutti.
Se c’è qualcuno che sta lavorando al rinnovamento e al ricambio generazionale sono quindi le generazioni dei trenta-quarantenni, con rispetto e solidarietà reciproci e comuni intenti (poi qualcuno più pirla c’è sempre, in ogni generazione). Chi va dicendo che i giovani buoni sono solo i suoi, non si spacci per rinnovatore: ha evidentemente altri piani e altri linguaggi.
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