Uomini, uomini, uomini. Maschi, omaccioni, maschi, uomini. Uomini, uomini. Con l’eccezione della encomiabile e fruttuosa scelta di avere Ritanna Armeni a Ottoemmezzo (La7, rete sovversiva) i talkshow politici serali traboccano di faccioni, barbe di un giorno, crape pelate, cravattoni, gessati, scarpe numero 42, tromboneria maschile e petulanza maschile, machismi da ragioniere e presunzioni da polpacci pelosi.
La sera dei risultati elettorali i due programmi delle reti ammiraglie Rai e Mediaset – Matrix e Porta a porta – avevano in studio 12 (do-di-ci) ospiti uomini. L’unica donna, era un uomo pure lei, e di sicuro non è stata trattata da signora. Dodici uomini dodici a discutere assieme di politica, insieme ai due conduttori uomini (e a un’altra decina di uomini apparsi ocacsionalmente): quattordici. Sembrava di stare in un villaggio afgano preinvasione (post, c’è una giornalista della CNN, almeno). Dov’è Desmond Morris, quando ce n’è bisogno?
La sera dopo, a Ballarò, altro giro: quattro ospiti maschi. Tra l’altro: tra Camera e Senato abbiamo 950 parlamentari, possibile che in tv si vedano sempre i soliti venti? La Russa e Rizzo in quei giorni non erano solo alla Prova del cuoco (ma non sono sicuro). Comunque: altri quattro, più Floris. E siamo a diciannove. E d’altronde è anche comprensibile: è difficile convincere le signore a lasciare le loro case e i loro mariti. La sera, poi, con tutto quello che c’è da fare a casa.
Vanity Fair