I’m so tired

Due cose su Obama, ancora. Forse qualcun altro ne ha scritto, ma io ho avuto una botta di antielitismo quando l’ho visto apparire sul palco di Chicago, l’altra notte. Era stanco morto. La commozione, forse, anche. Ma non era mai stato così: così lento, così sbattuto, così sfinito. Ed era ancora fantastico. Improvvisamente non lo trovavi fantastico perché pareva Superman, come finora, ma perché pareva tuo fratello dopo una nottata passata in ospedale insieme, o dopo una giornata a portar su e giù mobili per il trasloco. Tuo fratello Superman. La quadratura del cerchio dell’elitismo: uno di noi, e anche straordinario.
L’altra cosa è che la campagna di Obama è stata davvero perfetta. “Flawless”, titolava ieri un pezzo sul sito di MSNBC. Le gaffe le facevano altri, gli attacchi erano solo sul passato o su cretinate. Lui non ne sbagliava una. Dal punto di vista di noi europei laicisti, qualche bigotteria di troppo, ma niente di cui vergognarsi sul concreto: le sue posizioni sui diritti delle coppie gay, per esempio, sono molto più aperte di quelle di molti nel Partito Democratico.
Insomma, per dire: sono curioso di vedere quali saranno i suoi primi errori, i suoi primi fallimenti. Ci saranno, per forza. Il repertorio in archivio è vasto: una gaffe sugli ebrei, una scelta economica fallimentare, una stagista, una norma liberticida, un’invasione militare improvvida?
Ma se vedi che sei stanco, fratello, riposati.

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