Dove sei?
Wittgenstein è il blog di Luca Sofri, il fondatore e direttore editoriale del giornale online il Post. Forse sei qui perché conosci già il Post, o forse sei capitato qui per altri giri.
In questo secondo caso, e se Wittgenstein ti piace, potrebbe piacerti anche il Post: che è partito proprio da qui, e dal voler portare gli approcci di questo blog dentro a un progetto più grande.
Poi il Post è cresciuto ed è diventato anche altro: un progetto giornalistico che prosegue da oltre 15 anni, grazie a chi lo scopre, lo apprezza e lo consiglia in giro.
Leggi il Post, magari ti piace
Fino a quando negli androidi non si riusciranno a riprodurre anche i sentimenti possiamo dormire sonni tranquilli.
Questa è una delle motivazioni più strampalate che abbia mai sentito:
La strada per arrivare alla «Singularity» dunque passa per la matematica e i computer. Kurzeil lo spiega così: «Il disegno del cervello è contenuto nel genoma, che ha sei milioni di bit ovvero circa 800 milioni di bytes prima della compressione, ma può essere ridotto a circa 50 milioni di bytes» e ciò significa che «mezzo cervello è 25 milioni di bytes ovvero un codice da un milione di righe».
In pratica, quella argomentazione lì, non prende in esame le interrelazioni tra le varie proteine, i vari modi di encoding delle informazioni, e la capacità capire come funziona il sistema dal punto di vista dinamico.
E’ seriamente sballata. L’ha detto veramente?
A parte la cosa meravigliosa dei pentaflops (un computer che va a 20 pentaflops. Stupendo, mi sembrano i fantastiliardi di PdP), ma l’articolo della Stampa si intitola “Tra 10 anni i computer
saranno i nostri padroni. Paura, Terrore, Raccapriccio” (no, ok, paura terrore e raccapriccio ce li ho aggiunti io), ma dov’è che Kurzweil direbbe questa cosa? Nel testo dell’articolo si parla al massimo di paura dei robot che bussano alla porta (che poi non mi sembra una cosa così spaventosa, basta che si tolgano le scarpe quando entrano), e non l’ha detto neppure Kurzweil.
P.S. Ho controllato su Wikipedia. Purtroppo i pentaflops, che mi sembrano una disciplina olimpica in cui vince chi fallisce col botto in cinque prove sportive diverse, non esistono. Esistono i petaflops, che sono dieci alla quindicesima flops. I multipli del flop sono il megaflop, il gigaflop, il teraflop, il petaflop, l’exaflop, il zettaflop, lo yottaflop. Poi immagino che ci sia lo yattaflop, che è quello che serve a far funzionare i superrobot a forma di san bernardo con le ruote.