London’s burning

La lunga e intensa storia dei “riots” anglosassoni (che da noi è per fortuna così povera da costringere a traduzioni anacronistiche: “tumulti”, “sommosse”) ha creato ovviamente un’intensa letteratura anche nella musica. La sera che le violenze di Londra si sono estese e hanno toccato per prima la città di Birmingham, è stato impossibile non ricordare i versi iniziali di “Panic” degli Smiths: “Panic on the streets of London, panic on the streets of Birmingham”. E altrettanto a proposito suonava “London’s burning! London’s burning!” dei Clash, anche se nessuna delle due era esattamente dedicata a dei riots “sociali”.”The guns of Brixton” dei Clash venne prima degli scontri di Brixton degli anni Ottanta ma descriveva già l’aria che tirava. Invece Bob Marley predicava roghi e saccheggi contro le ingiustizie in “Burnin’ and lootin'”. E poi la leggendaria “Ghost town” degli Specials, che solo un mese fa – per il trentennale – la BBC aveva definito “la canzone che descrisse un’epoca” e diceva “il governo sta accantonando i giovani”.  Più di recente i Kaiser Chiefs citavano la tipica scintilla di molti scontri degli ultimi decenni in Inghilterra, le violenze della polizia, in “I predict a riot” (anche gli UK Subs, prima, avevano cantato “We want a riot”, contro la polizia), e c’era il racconto degli Arctic Monkeys di “Riot van”. Per varietà geografica cito anche “Panic in Detroit” di Bowie (lì le sommosse erano avvenute alla fine degli anni Sessanta). Vediamo se qualcosa di buono esce da questa volta.

Un commento su “London’s burning

  1. attila69

    I Clash hanno anche cantato “White riot” in cui si lamentano del fatto che i bianchi siano troppo inquadrati e non abbiano il coraggio di fare niente mentre i neri hanno molti problemi ma non si fanno problemi se si tratta di “tirare un mattone”…

    ciao
    A

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