Piombino, 2009

Qualche anno fa ci impegnammo con un po’ di persone in tutta Italia per vedere se ci riusciva di spingere il neonato Partito Democratico verso andamenti più contemporanei e promettenti (lo volevamo “laico, moderno, democratico e di sinistra”, dicevamo allora). I desideri e le speranze di ciascuno in quel piccolo movimento avevano storie differenti, ma iniziarono a radunarsi con la candidatura di Ivan Scalfarotto alle prime primarie, quelle dell'”Unione” nel 2005. Il risultato di Scalfarotto fu piuttosto esiguo, ma col senno di poi fu la sua iniziativa – a sua volta sospinta da un’intuizione di Marco Simoni – a far cominciare un processo che poi ha fatto molta strada. Molto lentamente.

Molto lentamente. Nelle conversazioni degli anni scorsi tra i dispersi ma sempre solidali coinvolti in quei tentativi, mi è capitato di dire spesso che mi sembrava che potessimo dichiarare fallimento, per quanto un fallimento col beneficio di straordinarie amicizie e ricchissimi confronti nati da allora. Non mi sembrava insomma che rispetto alle ambizioni iniziali avessimo combinato granché. Quelle ambizioni le avevamo fatte notare, si erano fatte spazio, erano state in qualche misura raccolte e condivise da altri, ma il PD era rimasto abbastanza quello che era e che non ci convinceva allora. Avevamo fatto dei tentativi – non avendo la sventatezza di pensarci rivoluzionari o di compiacerci dell’essere minoranza – di dare una mano ai fronti che ci sembravano più promettenti nelle primarie successive: Veltroni prima e poi – con maggiori sfarinamenti tra cui il mio – Marino. Malgrado i piccoli spazi che alcuni di noi si presero nelle cose del PD, ne avevamo ricavato delusioni, si può dire.

Però con la medesima lucidità ora è giusto fare anche una riflessione più ottimista. Nel 2009 quello stesso gruppo raggiunse il suo momento di massima visibilità e attenzione, grazie soprattutto alla fase di sbricolamento spaesato del PD seguita alle dimissioni di Veltroni: avvenne con un convegno al Lingotto che seguì a sua volta una riunione a Piombino. A quella riunione tra gli altri parteciparono, e non avevano allora nessun ruolo istituzionale: Ivan Scalfarotto, oggi vicepresidente e deputato del PD; Debora Serracchiani, oggi governatore del Friuli; Irene Tinagli e Andrea Romano, oggi deputati di Scelta Civica; Marco Simoni, oggi capo segreteria del viceministro dello Sviluppo Economico; Matteo Lepore, oggi assessore al Comune di Bologna. (altri tre dei presenti finirono invece a fare il Post)

E infine – vengo al punto – dei tre che oggi sono candidati alla segreteria del PD, erano a quella riunione sia Pippo Civati (tra gli organizzatori) che Matteo Renzi (che era appena diventato sindaco e trovò il modo di venire). E per farla completa, nelle ipotesi di costruzione di un rapporto col PD più “tradizionale”, in quei mesi ci capitò di prendere in considerazione con interesse l’ipotesi di una candidatura di Gianni Cuperlo, con cui ci sentimmo di frequente (solo che noi l’avremmo apprezzata allora, e ci ha messo quattro anni ad arrivare).

Questo per dire un paio di cose. Una è che – come diceva un altro slogan di allora che ci era caro – “le cose, cambiano”: per quanto molto lentamente. E i molti che in tutta Italia sostennero quei movimenti e discussioni possono orgogliosamente pensare di non aver buttato via del tutto il loro tempo e che quello slogan si sia dimostrato vero: che ci sia voluto il concorso di forze ed eventi maggiori – oltre che la bravura di quei singoli – dimostra solo che bisogna fare ognuno la sua parte senza temere di essere deboli.
L’altra è più personale, come tutto questo riassunto. A me queste primarie vanno già bene così. Ci avrei messo la firma quattro anni fa: fu frustrante capire che era un piano irrealizzabile allora, ma meglio tardi che mai.
In un paese dove di solito, mai.

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3 commenti su “Piombino, 2009

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  2. piero.vereni

    Proprio perché questa è (anche) la TUA storia, peraltro Direttore, provi a spiegarci perché voti Renzi invece di Civati? Il partito di Renzi sarà forse democratico e moderno, ma non riesco a sentirlo né laico né di sinistra. Per me la tua scelta è un vero mistero, non ne capisco la ragione se non “il partito di Repubblica” e trovo veramente terribile pensarti da quelle parti lì. So che non rispondi mai ai commenti, ma cerca di tener conto che sono tanti quelli che non riescono a trovare una motivazione ragionevole alla tua scelta. L’alternativa con Bersani, alle precedenti primarie, era tutt’altra storia. Ti comporti come se queste fossero le primarie in cui i contendenti siano solo Renzi e Cuperlo (come in effetti viene rappresentato dal “partito di Repubblica”).

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