Il Family Day di oggi

Venerdì c’era un articolo nella pagina dei commenti del Corriere della Sera, in cui all’autore era sfuggita la frase “tra i difensori della famiglia tradizionale e i suoi detrattori…”. Spero almeno gli fosse sfuggita per trascuratezza nello scrivere, e non volesse davvero dire una cosa così sciocca e provocatoria.

Perché naturalmente non ci sono “detrattori della famiglia tradizionale”: chi oggi chiede pari diritti per tutti rispetto al matrimonio o alla costruzione di una famiglia, è anche un sostenitore della famiglia tradizionale – da cui probabilmente proviene -, vuole che esista e funzioni, e chiede persino che i suoi funzionamenti siano estesi. Per questo è altrettanto sciocco – come la frase citata sopra – che i detrattori (quelli sì) di leggi che consentano questi diritti si attribuiscano il titolo di difensori della famiglia o che chiamino le proprie campagne “family day”. O meglio, non è sciocco: è furbo, è un lavoro di propaganda. Propaganda che le parti conservatrici usano in molti contesti relativi ai diritti, per trasformare confronti in cui sarebbero spettacolarmente perdenti in terreni di battaglia inventati, come quello della “famiglia” (non parliamo della storia del gender).

La cosa più sciocca, e controproducente, che i difensori dei diritti possono fare è appiattirsi su questa propaganda, e farsi fregare dal vecchio trucco della riga tirata per terra, noi contro voi. Così si perde sempre (salvo che momentaneamente oggi: la trovata del “Family day” sul Pirellone avrà come risultato di affollare straordinariamente Piazza della Scala, si è già capito). Perché i diritti si insegnano e si impongono, non si possono imporre e basta, di forza. E se la questione viene posta nei termini di “pro o contro la famiglia”, siamo tutti pro, ed è bello: non bisogna dimenticarsene. E se qualcuno si appropria dello slogan “Family day” non bisogna lasciarglielo, e diventare “anti family day”: vuol dire cascarci con tutte le scarpe.
Anche perché questo è un percorso che finirà con la vittoria dei diritti, delle unioni civili, e alla fine anche del matrimonio tra persone dello stesso sesso. L’unica cosa che lo può far deragliare è l’intervento della violenza, sia dell’ISIS o di chiunque altro tra noi voglia trovare dei nemici.

Le manifestazioni di oggi sono un Family Day: avrebbero dovuto essere chiamate così, lo sono più di ogni altra, chiedono che ci siano più famiglie e che ognuno possa averne, e che il modello della famiglia sia conservato e riproposto anche dove fino a oggi è stato negato e nascosto. E se ci sono altre manifestazioni che si chiamano “Family day”, beh, io sono d’accordo e ci andrei, insieme a tutti quelli che andranno a quelle di oggi.
Siamo favorevoli.

Altre cose:

2 commenti su “Il Family Day di oggi

  1. Julian B. Nortier

    In realtà non si può però riconoscere in modo “sportivo” il Famili Day conservartore che andrà in piazza tra una settimana:,proprio per la sua tara originaria:è contro qualcosa,e non per la famiglia a prescindere.Ancora di più:è per la famiglia naturale ed ostile,pesantemente ostile,alla famiglia non eterosessuale.Certo,sarebbe stato sfizioso OGGI andare in piazza ad ergersi a favore della famiglia,in tutte le sue forme; ma credo che,oltre ad imbestialire,trasversalmente,i benpensanti,l’idea “anche noi siamo per la difesa della famiglia,in ogni sua forma” non credo avrebbe prodotto risultati diversi.Il fatto poi che nel post si parli di un processo che porterà alla fine al matrimonio tra persone dello stesso sesso,riconosciuto come diritto,credo crei veramente uno sfasamento spaziale evidente:siamo in Italia,c’è il Vaticano,grasso che cola se si avrà una legge raffazzonata.
    Quello su cui,almeno in queste pagine,finora si tace è la posizione del Papa.Ssrebbe interessante indagare-detto terra terra-sullo spostamento dell’attuale Pontifex a destra (pressioni? ricatti? travagli interiori?).Non è dato sapere.Quello che sappiamo è che una legge sacrosanta sembra essere considerata come qualcosa di immaginifico.Insomma ci si comporta,in questo si comunemente in tutti e due gli schieramenti,come gran provinciali.
    Rivendichi con forza-il movimento LGBT e le persone che credono in tali battaglie di civiltà-una legge,e non una leggina; non una serie di commi da sventolare fieri,a prescindere, ma una reale e robusta serie di diritti che facciano capire a tutti che riconoscere l’unione tra persone dello stesso sesso non è un’infamia,nè un privilegio,bensì una diretta conseguenza-sebbene da noi in ritardo sequispedale-dell’Illuminismo.

  2. dalecooper

    Luca ma hai mai fatto un bilancio di quanti, tra i militanti per il matrimonio egualitario, abbiano a cuore i diritti, semplicemente, e quanti siano semplicemente orfani degli slogan di superamento della famiglia borghese? Per quanti i matrimoni egualitari sono un obiettivo e per quanti sono uno strumento?

    Secondo me sono molti di più i secondi.

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