Sigur Ros – ()

Qui a Rejkyavik non si sta male. Siamo appena 260 mila in tutta l’Islanda, e anche Bjork non la si vede quasi più. I cinque Sigur Ros vanno e vengono. Adesso che se ne vanno in tournée staremo ancora più larghi. Solo il Kaffibarin la sera è sempre pieno, ma mettono quasi sempre musica anni Settanta. I dischi dei Sigur Ros li sentiamo sì, ma non è che ci fanno perdere la testa come a voialtri americani e sudeuropei. Copertine, interviste, capolavoro, eccetera. Chisà come vi piacerà questo loro nuovo cd, se quello di tre anni fa vi era sembrato così straordinario. Per carità, bello era bello: struggente, sì, originale, inventivo. Ma, se si può dire, faceva venire anche un po’ sonno, con quei pezzi lunghi nove minuti, e i pianoforti e i violini lamentosi e le vocette ancora più lamentose. No, no, non è che siamo invidiosi perché noi restiamo qui e alle due fa buio. Non si sta male, davvero. Vi piacerà, comunque. ***