Si comincia a star stretti

Da oggi il sito del Foglio ospita il suo secondo weblog, quello di Christian Rocca. Il primo è curato dall’autore del presente articolo, che risulterà di conseguenza del tutto di parte: ma di ambedue le parti, solidale e geloso allo stesso tempo. Qualche mese fa, c’è stato un momento in cui tutti i giornali maggiori dell’Occidente internettizzato si sono messi a scrivere di cosa è un weblog. Anche il Foglio. Ma non è detto che ne abbiate letto, quindi procedo a un nuovo tentativo (che non è mica facile, a parole).

Un weblog è un sito internet, intanto. Un sito internet personale in cui il curatore tiene una via di mezzo tra un diario e una rassegna stampa, detto in soldoni. Ogni giorno, o ogni qualche giorno, egli pubblica sul suo sito considerazioni, racconti e commenti, mescolati a links che rimandano alle cose che sta considerando, raccontando e commentando. Detto questo, i blogs (weblogs, abbreviato) possono essere molto diversi e ognuno si fa il suo come vuole. I due criteri inevitabili perché un semplice sito personale si definisca un weblog sono: la continuità e la frequenza degli aggiornamenti, e la presenza essenziale di links a pagine di altri siti. Un Foglio dei Fogli commentato, una rassegna stampa con accesso agli originali commentati. Bah, non so se si capisce: andiamo avanti.
Ormai i weblogs sono migliaia e migliaia. Averne uno è molto facile: ci sono dei software che permettono di costruirlo e gestirlo online con gran facilità e gratuitamente (Blogger, Splinder, Userland). Molti sono semplici diari personali, di variabile interesse per i passanti, altri sono a tema, altri sono a più mani. Ci sono weblogs di attori del cinema (Christopher Walken, Jeff Bridges) e di persone sconosciute, e ci sono i weblogs dei giornalisti. Che non sono necessariamente più interessanti degli altri, ma hanno acceso grandi dibattiti nella categoria, a proposito di quel che di nuovo introducono nel rapporto con i lettori, nella sua frequenza, nella selezione delle notizie e nella loro raccolta. In America è stato molto letto un articolo su un sito specializzato che spiegava che ogni giornale avrebbe dovuto destinare un weblog a tutti i suoi giornalisti, e il consiglio è stato seguito da diverse testate. Poi c’è il caso di Andrew Sullivan, columnist di fama per giornali di ogni sponda dell’oceano, precursore e recordman di visite ricevute sul suo blog (lui parla di sessantamila al giorno). Tanto che cerca perfino di guadagnarci, ma con risultati tutti da vedere.

In Italia i giornalisti che hanno avuto l’intuito di creare un weblog si contano sulle dita di due mani: non faccio nomi, sennò gli altri si offendono (sapete come sono). Io, che non fui primo, battezzai il mio “Wittgenstein” l’anno scorso, perchè mi piaceva come suonava e senza nessun altra pretesa mitteleuropea. Christian Rocca, giornalista del Foglio, capì l’idea e si fece un suo weblog. Una cosa domestica, priva di qualsiasi pubblicità, un centinaio di visitatori ciascuno ogni giorno, raccolti chissà come. Poi al Foglio pensarono di fare come gli americani, che non si sbaglia quasi mai, e da due mesi Wittgenstein è ospitato anche nelle pagine web del giornale, per vedere come andava. È andata bene, già adesso ci passa ogni giorno un migliaio di persone – di cui molte scrivono e forniscono idee e links a cose sfuggite nel caos della rete – e quindi anche il weblog di Rocca si trasferisce: “Camillo, il fratello di Wittgenstein”. Il nome ha ambizioni piemontesi e fondative, come è spiegato dal titolare siciliano, in testa alla pagina. Con sprezzo dei giornalisti puristi che nicchiano rispetto alle prime persone e alle personalizzazioni del racconto, le carriere parallele dei due blogs seguono un’idea “cartacea” che ha ormai quasi due anni, molto sprezzante: una rubrica di corrispondenze e-mail  assai frivola  che io e Rocca teniamo sull’ospitale mensile Max. Ottiene lodi (soprattutto nella sua versione online)e critiche: queste ultime ci hanno dato da pensare, che magari davvero non gliene frega niente a nessuno dei nostri “Caro Christian” e “Caro Luca”. Poi, finalmente, su Repubblica di due domeniche fa in prima pagina c’era questo: : “Caro Bernardo, per ragioni che non sto a dirti, mi trovavo qualche giorno fa a La Rochelle…”. E poi: “Se alzo gli occhi, mentre leggo la tua lettera, caro Cesare, vedo la facciata scolorita di una casa di Rue Blanche”. Autori: Cesare Garboli e Bernardo Valli. Lo sdoganamento della prima persona, delle frivolezze e delle corrispondenze al servizio dell’informazione è quindi completo. Vai con i weblogs.

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