The dining rooms – Tre

“Uffa”. “Amo detto basta”. “Maddechè?”. “Bah”. Severe componenti veterorockettare hanno contestato la proposta di frange più avanguardiste di ascoltare con attenzione il disco di un duo milanese di difficile definizione. “Difficile una mazza, è ancora quella roba elettronica lounge, comesichiama”, hanno insisitito gli oppositori. Ma no, sentiteli bene, questi hanno qualcosa, c’è della melodia, del jazz, del ritmo, si è risposto. “Eh, appunto, quella roba lì, comesichiama”. “Sono Moby dei poveri”, ha sentenziato un altro. Le frange più avanguardistiche si sono un po’ offese e sono andate a sentirselo a casa di uno di loro, mentre i vertici richiamavano all’unità: “non riuscirete a dividerci”.