“Lascio che le cose passino e mi sfiorino” non è esattamente un concetto rivoluzionario né un verso mozzafiato. In questo senso, “Lascio che le cose mi portino altrove” di Morgan, oltre a denotare un’attenzione comune ai migliori cantautori italiani per ciò che le cose debbano fare di loro, era un po’ più originale e costruttiva (per giunta, più in là c’è: “Ho visto i platani parlare con le antenne”. E Morgan invece: “Vedo gli alberi camminare”). Ma è il ritornello della prima canzone – molto bella – del disco di Benvegnù, già negli Scisma: band ignota ai più, ma con parecchie onorificenze della critica all’occhiello. Il disco è malinconico e cupo, e bello. A essere bello bello gli manca di limare qualche verso (“io e te siamo quei venti che cambiano i deserti”, “noi siamo fiamme di immagini che volano”), ma c’è tempo.
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