Se ci credi, ti basta, perché

Questo non è uno di quegli articoli che cerca di convincervi che il Mac è meglio dei personal computers che usano Windows: questo ormai lo sapete benissimo tutti. Si suppone che se ancora siete uno di quei novantasette su cento che non usano un computer Apple, sia per deliberata pigrizia o altrettanto ponderato fastidio per l’elitarismo presuntuoso degli applemaniaci. O al limite, per risparmiare (ma quanto, poi?).
Quindi, limitiamoci alle notizie. L’ultima, è che la settimana scorsa, a Parigi, Apple ha presentato al mondo il suo nuovo computer, la terza incarnazione dell’iMac, l’apparecchio che rilanciò le sorti della società californiana quando questa venne ripresa in mano da uno dei suoi fondatori, Steve Jobs. Jobs, riverito come un santone dalla comunità degli utenti Apple, e stimato in generale da chiunque si sia mai occupato di tecnologia, aveva fatto precedere alla presentazione un’altra notizia: in una lettera diffusa in rete aveva annunciato la sua convalescenza dopo un’operazione di rimozione di un tumore al pancreas, creando allarme e agitazioni tra i devoti come nei mercati finanziari. A Parigi Jobs quindi non c’era: il nuovo iMac G5 (G5 è il più veloce e recente processore utilizzato da Apple, finora incorporato solo nelle macchine più potenti ed ingombranti) è stato mostrato dal vicepresidente Philip Schiller. Ma facciamo un passo indietro.
Apple, come sapete, è famosa per aver saputo coniugare in modo inimitabile una costante inventiva tecnologica e formale a una capacità di stare sul mercato – benché sempre a fatica – sia dei computer che dei software. Se prendete tutte le società che si sono mai occupate di computer e le mettete assieme, non arrivano ad essersi inventate tante cose quante Apple da sola. Basta pensare che se Apple ha sì e no il tre per cento del mercato, Microsoft che ne ha il novanta e passa lo deve ad aver imitato il sistema operativo di Apple. Basta pensare che il computer più famoso e riconoscibile del mondo è il primo iMac, quello che condensava in un solo oggetto – attraente e pratico – computer e schermo (Apple l’aveva già fatto con i suoi primissimi Macintosh, più di vent’anni fa). Basta pensare che appena ha deciso di inoltrarsi nel nascente e rivoluzionario settore della musica digitale, Apple ha inventato il lettore iPod, facendo fuori – per semplicità, praticità e design – praticamente tutta la concorrenza. E si potrebbe continuare.
Il successo di Apple, a vederlo poi, è sempre passato per certe uova di Colombo: rendere i computer facili, produrre computer belli da vedere, cose così. Quindi adesso vien facile vedere nel nuovo iMac G5 la risposta a una domanda che era ovvio porsi: ma se un apparecchio efficiente, capiente e veloce oggi può stare dentro le dimensioni che hanno i computer portatili, perché a casa dobbiamo avere questi gran cassoni? E infatti: il nuovo iMac è un computer all’avanguardia, competitivo su tutto, da tenere sulla scrivania, e che ha le dimensioni di un portatile. Sta tutto dietro lo schermo, in uno spessore di cinque centimetri: un effetto che ha suggerito alla Apple lo slogan pubblicitario “Dov’è finito il computer?”.
Grazie al successo di iPod, gli affari di Apple stanno andando bene. La filosofia sperimentatrice dell’azienda ha sempre portato a grandi successi alternati a passi falsi. Difficile pensare che la novità sostanziale introdotta dal nuovo iMac lo possa lasciare tra i secondi. Non è ancora nei negozi e già si sono tolti il cappello osservatori e potenziali clienti. Il tre per cento, certo, magari il tre e mezzo. Gli altri hanno tutto il diritto di essere pigri.

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