I miei primi gemelli

Ho temuto che eBay mi stesse portando nel gorgo della dipendenza – il demone consumista nella sua versione online – quando mi sono svegliato una mattina convinto di aver fatto un’offerta per acquistare dei gemelli appartenuti a Otto Preminger. “Per fortuna era un sogno”, mi sono detto, interrogandomi su cosa avesse potuto introdurre il regista di “Anatomia di un omicidio” nei miei incubi. Mi sono alzato rasserenato, ho fatto colazione, ho letto i giornali, ho controllato la posta, e a un certo punto del pomeriggio – con l’atteggiamento posso-smettere-quando-voglio – mi sono concesso di dare un’occhiata alla pagina delle mie offerte in corso. Ed era lì. Nero su bianco. All’una e ventitré della notte – quelle ore in cui si fanno le peggiori fesserie – avevo offerto 40 dollari per dei gemelli appartenuti a Otto Preminger.

Quello che mi aveva salvato, era stata una caduta della connessione per cui l’offerta non era evidentemente andata a buon fine. Per la stessa cifra se li era aggiudicati invece – grazie al cielo – un acquirente americano i cui acquisti precedenti erano stati due set di coltelli, tre divise da cuoco e una grattugia. Ma anche se è bello pensare che ci sia uno chef con la passione per Otto Preminger, un po’ mio dispiace. Sarebbero stati i miei primi gemelli.

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