Tra una decina di giorni esce il nuovo disco di Ben Folds. Cè anche una bella canzone dedicata a Elliott Smith, Late.
Nel frattempo, per chi non lo conosca, alle 22 Radio Wittgenstein trasmetterà tutto Ben Folds live, notevole raccolta di una tournée con le sue cose migliori, e qui sotto incollo una breve cosa che scrissi per recensirlo (altra informazione: Ben Folds è anche dietro al recente cd di William Shatner).
Ad attraversare la storia del rock con un pianoforte sottobraccio si rischia di far storcere molti nasi. Il rock è roba da chitarre. I più grandi sono quattro: due, Randy Newman e Joe Jackson, sono immacolati; gli altri due, Elton John e Billy Joel, si sono sporcate le mani agli occhi dei sapienti nei piano bar e alle cerimonie. Tra tutti e quattro, fanno più di un secolo di carriere, diversi miliardi, due oscar, e la commozione di popolazioni di quaranta-cinquantenni. Poi c’è il quinto, in giro dal 1995, che va forte tra gli studenti americani, suona il piano, lo paragonano sempre a Elton John ma scrive canzoni che Elton John se le sogna da una ventina d’anni. Ma a farla completa, in questa raccolta dal vivo Ben Folds canta anche “Tiny Dancer”, una delle sue canzoni più belle. Sue di Elton John
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