Leggevo linserto libri di Repubblica: di alcuni di quei libri mi interessava soprattutto il giudizio del recensore, più che la descrizione del contenuto, che già conoscevo. Penso che in una buona recensione debbano stare equilibratamente entrambe le cose. Invece – ma non mi capita solo con Repubblica – la mia speranza di capire se il libro sia (almeno a giudizio di quel lettore) bello o brutto va spesso insoddisfatta.
Sì, lo so che sono categorie riduttive: un libro è una cosa complessa, e può anche essere un po bello, un po brutto e un po qualcosaltro. Può avere cose molto buone e cose molto mediocri.
Ma io voglio sapere quali sono. E così ho pensato che mi piacerebbe un luogo (un giornale, un inserto, una rubrica) in cui si possa avere la garanzia di un giudizio chiaro e coraggioso, nel bene e nel male.
Tipo DOrrico con Piperno?, direte voi. Diciamo di sì: poi in quel caso e in altri uno mantiene il senso della misura per capire che luso di certi assoluti è roba personale del recensore, e gli eccessi sono palesi. Ma almeno si capisce che il libro gli è piaciuto e perché.
Insomma, leggevo queste recensioni, e trovavo grandissime cautele, imitazioni di quarte di copertina, copiaincolla di virgolettati dal testo del libro, e quasi nientaltro. E – ammetto con qualche malignità forse mal riposta – mi chiedevo se anche questo avesse a che fare con una certa diplomazia nei rapporti tra le aziende editoriali, o tra i suoi singoli attori. Così, sono arrivato a questo desiderio, che farà indignare le vestali della sacralità del libro eccetera eccetera: vorrei le recensioni dei libri con le pagelle. Con le stelline, come i film. Con i pallini, come i dischi. Con le forchette, come i ristoranti. Con i voti, come i vini.
Da zero a dieci, se avete il coraggio.
(scopro, grazie a un paio di mail sensate, che questo sembra un lancio della nuova rivista Giudizio universale, con cui sono in cordiali rapporti, ma che non ho ancora visto, e quindi non so nemmeno se abbia i voti o no: domani la compro)