Unaltra cosa diventata un luogo comune di questa campagna elettorale e dei suoi strascichi è la formula quesiti-troppo-difficili, la-gente-non-ha-capito, questioni-troppo-delicate. Che se ci pensate implica le seguenti, in alternativa o concordanza:
uno – la gente è deficiente;
due – delle questioni delicate la gente non si deve o non si vuole occupare;
tre – la gente è pigra o analfabeta, visto che bastava leggere una pagina di giornale per capire di cosa si trattava;
quattro – io che dico quesiti-troppo-difficili sono una persona molto intelligente, ma gli elettori poverini mica possono arrivare a capire le cose che capisco io.
Adesso, io ho una posizione piuttosto diversa, come si sa: penso che le persone fossero del tutto in grado di capire cosa avrebbero votato, e che se non lo hanno fatto è per loro pigrizia o pavidità, salvo poi inventarsi lalibi del troppo difficile: e cosa siete, delle capre? Con rispetto parlando per le capre. Tra le due, preferisco la mia ipotesi: che tre italiani su quattro siano pigri e pavidi, o fanatici e ideologizzati, o concentrati sul proprio ombelico o sul proprio vescovo, piuttosto che trogloditi analfabeti. Certo che è una bella scelta