Zapping sotto la doccia

Disclaimer: mi sono promesso di scrivere questa rubrica senza cadere in tentazione di alludere a cose ineleganti, che pure sarebbe facile.

Avete mai visto un televisore in un bagno? Magari siete gente di mondo, magari ne avete visti un sacco. Io no. Anzi, ho appena visto il primo. Sono stato ospite in una casa nel cui bagno maggiore era appeso al muro un piccolo schermo al plasma, collegato alla presa dell’antenna (la presenza della presa dell’antenna in bagno denotava una volontà precisa assai precoce). Lo schermo era visibile praticamente da ogni luogo della stanza, se si considera che facendosi la barba davanti allo specchio era possibile vederlo riflesso alle proprie spalle. Magari era un po’ faticoso leggere i serpentoni di testo, capovolti nello specchio, ma non mi è capitato di provare.

Comunque, l’idea mi ha fatto pensare a due cose. La prima riguarda i bagni, luoghi di intimità e isolamento personale dal mondo, in cui la visione della CNN – per dire – crea una compensazione che mi pare piacevole. Stai nascosto al mondo, con il mondo sotto controllo.

La seconda riguarda le televisioni e il loro uso “radiofonico”, di sottofondo. Fin dai primi tempi di MTV, l’abitudine di tenere la tv accesa senza guardarla, trascurando quel che mostra, è aumentata di molto. La televisione si è adeguata, mantenendosi più una cosa di parole – anche parole stupide, parole inutili, parole banali – che di immagini. Molta tv si può ascoltare, come la radio. Vale il contrario, anche: certe radio, a guardarle, sono meglio di molti programmi tv.

Vanity Fair

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