La misura della mia ignoranza televisiva ce l’ho confrontando le centomila cose che Cinzia Tani racconta di aver fatto nella vita sul suo sito, e il fatto che io non sapessi chi fosse Cinzia Tani prima di averla vista in Visioni private, in onda su RaiEdu (ma voi riuscite a star dietro al senso di RaiEdu, RaiMed, RaiSat, RaiUtile, RaiDue, RaiClick, RaiNews, RaiCip, RaiCiop, eccetera?). Ora invece so anche che Cinzia Tani è Cavaliere della Repubblica. Nella puntata che ho visto io c’era Walter Veltroni, che commentava – è l’idea del programma – una trasmissione della sua formazione infantile: in questo caso Chissà chi lo sa. L’idea è buona, soprattutto perché si vedono degli spezzoni del programma scelto (Chissà chi lo sa appariva molto più moderno della terribile scenografia di Visioni private, per esempio). Il racconto di Veltroni era piacevole, malgrado l’abitudine del cavalier Cinzia Tani di sovrapporre continuamente monosillabi o ripetizioni di assenso a ciò che dice l’intervistato, e mi chiedo se lo sia stato altrettanto quello dei precedenti ospiti del programma, scelti non tra i più vivaci. Ma Visioni private gode di buona stampa e immagino che se la sia meritata, anche se il rapporto con il passato in tv meriterebbe un po’ più di modernità. A conti fatti, è un’altra voce nella interminabile lista di cose buone che Giovanni Minoli ha buttato nella televisione.
p.s. scopro che una scelta del programma è incontrare gli ospiti nelle loro proprie case. Quindi quella era la casa di Veltroni. Ah.
Vanity Fair