Qui era tutta campagna

Il 16 ottobre si svolgono infine le Primarie del centrosinistra, le prime elezioni di questo genere nella storia della politica italiana. Vanity Fair ha seguito le tappe della campagna di Ivan Scalfarotto, il quarantenne outsider che critica la mancanza di laicità nelle politiche italiane e lo scarso rinnovamento dei suoi dirigenti. In un mese, Scalfarotto ha guadagnato credito sui media e nei sondaggi, che lo danno possibile terzo dietro di due contendenti maggiori.

Bilancio: cosa è stato diverso da come se lo aspettava?

L’esito della raccolta delle firme: mi aspettavo di superare di poco le 10 mila firme richieste, ne ho raccolte 17 mila.

Qual è stata la cosa peggiore?

Le critiche di chi mi rimprovera di non aver fatto la gavetta nelle sezioni dei partiti. Anche da parte di certi giovani costretti a fare la gavetta nelle sezioni dei partiti.

Quanti soldi avete speso per la campagna?

Circa 25 mila euro, 16 mila raccolti on line e con le sottoscrizioni dei simpatizzanti. Gli altri 9 mila di tasca mia e dei miei collaboratori più vicini.

Qual è stata la critica più severa alla sua candidatura?

Senza dubbio quelle venute da alcuni dei miei affetti più vicini. Ci sono amici carissimi che credo non me l’abbiano ancora perdonata.

Se vince Prodi e le propone un ministero, accetta?

E certo che lo accetto. A proposito, pensa che Prodi legga Vanity Fair?

Penso di sì. E se vince Berlusconi e le propone un ministero? Quello è capace.

Berlusconi non mi offrirà un ministero: non è abituato a sentirsi dire di no.

A che percentuale mira, per poter dire di aver vinto?

Anche un solo voto in più di chi ha un partito e soldi alle spalle.

E allora mi dica che percentuale teme per dover dire di aver perso?

Perdo se arrivo ultimo.

Perché gli elettori del centrosinistra dovrebbero votare un candidato che non vincerà, se mi consente questo pronostico?

Perché più voti ricevo, più avrà peso nelle politiche dell’Unione una posizione laica, aperta ai diritti di tutti, indipendente dalle Chiese e dalle Fedi.

Se non vince, pensa di ricandidarsi alle primarie del 2009?

Se non vinco sì, se perdo no.

Vanity Fair