Con la televisione, si possono assumere atteggiamenti diversi. Uno è prenderla sul serio. In genere, le cose, è meglio non prenderle sul serio, ma non è detto. Il fatto è che la televisione italiana non collabora, a farsi prendere sul serio, con evidente imbarazzo di quelli chs sono pagati per farlo. Un’altra possibilità, è non prenderla sul serio per niente. Atteggiamento saggio, ma che cozza contro l’indiscutibile ingombro della televisione nelle nostre vite. Infine, ci sono le vie di mezzo. Le vie di mezzo sono sempre preferibili. Stavo pensando a come premiare in qualche modo i pochi buoni programmi che passano alla tv italiana. Attenzione, non dico buoni programmi nel senso in cui lo intendono gli addetti ai lavori: quelli che si definiscono tra loro televisivi e che giudicano un prodotto in base alla sua televisività. Niente di male, per carità: ma è come ridurre la forza di una bella storia alla sua capacità di stare in un libro, o una bella faccia a come viene in copertina. Non si può trovare un angolino – piccolo, per carità – per lodare i buoni contenuti di un programma, dopo averne detto che era poco televisivo o che non era da prima serata? Non mi aspetto che questo premio venga dal grande pubblico – per definizione ostile – né dai critici, che hanno sulle spalle il fardello del giudizio sulla televisività. Né dalle giurie più note (i Telegatti vanno a chi ha avuto successo, e gli Oscar della Tv a chi ha perso i Telegatti). Ma un’entità terza, senza interessi privati, non potrebbe creare un premio annuale in cui vincano dei bei programmi? Anche Vanity Fair, no?
Vanity Fair