Ci sono molte opinioni interessanti sulla questione delle vignette danesi, sui giornali di oggi (superato il giorno delle fesserie, ieri): trovo interessante il parere misurato di Gad Lerner che su Repubblica dice che la minaccia islamista contro le vignette è stata gonfiata dai giornali rispetto alla sua esigua dimensione. Peccato che tre colonne più in là lo stesso Bernardo Valli (aggiungendosi a molte altre fonti) racconti delle folle bellicose a Gaza. Trovo interessante il ragionamento capra e cavoli di Giuliano Ferrara sul Foglio, che con molto equilibrio cerca di tenere insieme la difesa dellOccidente a cui è affezionato da tempo e il debole religioso che gli è nato di recente: quindi dice che siamo minacciati ma non dobbiamo provocare le fedi. Mi sembra solo contraddittorio e rivelatore il passaggio dove dice si può deridere e rinnegare il sacro, ma il sacro esiste: se quindi lo si può deridere e rinnegare, la questione è chiusa, direi, e niente si può rimproverare alla pubblicazione delle vignette.
Trovo molto interessante il parere di Battista sul Corriere della Sera che individua unintenzione o almeno un risultato razzista nelle vignette danesi, mettendole a efficace paragone con le vignette antiebraiche dei peggiori tempi dellantisemitismo. Mi ha dato da pensare. Ma penso anche che un conto è irridere delle persone per quel che credono e un conto è irriderle per quel che sono: la differenza è quella della scelta individuale e responsabile. E mi sembra anche che in fin dei conti non ci sia nei messaggi delle vignette danesi il razzismo evocabile attraverso lanalisi del disegno.
Repubblica, il Foglio, Corriere della Sera