Capacchioni

Vediamo di essere chiari, che qua ogni volta bisogna spiegare tutto: sarei un cretino – cosa che non escludo si possa pensare, per carità – se le mie perplessità sull’atteggiamento di Lucia Annunziata ieri nascessero dal fatto che “non si sia stesa a mo’ di zerbino”. Ho abbastanza stima per lei per non fare salti di gioia sulla poltrona se intervista Berlusconi come si deve. E ho degli standard alti: quindi questo non mi basta per perdonare lo scatto di celodurismo corporativo “lei-non-può-dire-questo-a-un-giornalista”, “lei-adesso-ritira-che-si-alza-e-se-ne-va”, eccetera. Mancava che dicesse “dì-che-ti-arrendi”. Lui, come ha giustamente detto, può dirle esattamente quello che vuole e può alzarsi quando gli pare. Lui come me, come chiunque altro. Abbassare la cresta, suggerimento che non è mai superfluo con il PresdelCons, dovrebbe valere un po’ per tutti. Si alza la voce, si chiedono risposte, si insiste sulla loro assenza, ma non si fanno capricci da asilo. Questo penso.

E in ultima analisi, se non bastasse lo sterile giudizio stilistico (che diventa ingenuo se si crede alla versione per cui avrebbe tirato la corda per ottenere il coup-de-theatre), penso che lei abbia rovinato l’opportunità di mostrare un Berlusconi in difficoltà persino a quelli della curva sua, trasformandolo in vittima della prepotenza violenta e comunista eccetera eccetera. E così è stato. Tutti contenti di qua per come lei le ha cantate a lui, tutti contenti di là per come lui le ha cantate a lei. Un paese che ha fatto della campagna elettorale un tratto psicologico.

Aggiungo che – ma non è il caso per me insospettabile dell’Annunziata – diffido un po’ delle improvvise riscoperte di coraggio e rotture definitive nei confronti del PresdelCons se arrivano alla vigilia della sua (incrociamo le dita) prevista disfatta. E ne vedremo

(non vorrete anche che stia qui a commentare la prestazione del PresdelCons fino a quel punto , vero? Ripeto, lo stiamo perdendo)