Ostellì numero mille, paraponziponzipò

Uno non pretende che per avere una rubrica sul Corriere della Sera – ambizione somma per ogni giornalista italiano – si debba essere per forza molto intelligenti o molto umili: ci sono alcuni precedenti a sfavore. Però almeno informarsi prima di scrivere che la terra è piatta.

Faccio un esempio: Sofri, quello anziano, si è disposto a ogni possibile ricorso pur di far sancire la sua dimostrata innocenza in un certo caso giudiziario di cui non sto qui a rinnovare i dettagli. Si è rivolto ad appelli, ricorsi, cassazioni, revisioni, corti europee, che gli hanno dato torti e ragioni (ma alla fine, più torti). E contemporaneamente ha sostenuto da subito che il suo non era un caso “politico”, ma giudiziario; e ogni volta che ha chiesto una soluzione politica per i guai delle carceri italiane ha spiegato che questa non avrebbe ovviamente riguardato lui, che aveva diritto ad altre giustizie e altre giustizie voleva. Lo sanno, anche i sassi.

Bene. C’è uno che ha una rubrica sul Corriere che ieri ha scritto:

Invece di battersi sul terreno giudiziale e in tutti i Fori, italiani e internazionali, denunciando gli errori di chi lo ha condannato, Sofri vuole uscirne non col riconoscimento formale della propria innocenza, ma grazie a una soluzione «politica». Appunto, un rito propiziatorio che, con lui, finirebbe con assolvere politicamente e moralmente l’ intera generazione che si è compromessa con la violenza. Mi pare una manifestazione di arroganza”

E che je devi di’?

Corriere.it