Col galempio

Ricevo e volentieri pubblico:

“«Un altro equivoco infantile – assai più dotto e tutto su una questione di significati – derivava dal tentativo dei miei genitori di farmi ascoltare il Rigoletto a un’età inadeguata: così “la donna è mobile qual piuma al vento, muta d’accento e di pensiero” veniva da me interpretato come se quel “muta” fosse un aggettivo e non un verbo»

Questo è molto divertente! Gli errori di lettura (di ascolto, in realtà) dei libretti d’opera sono un settore tutto a parte ed esprimono un aspetto della cultura popolare italiana che esiste solo più come vestigio, avendone gli ultimi rappresentanti passato ormai l’ottantina.

Voglio dirtene altri due: il do di petto del tenore nel Trovatore (pira) è noto presso molti attempati estimatori come l'”oteco”, venendo sopra le parole “o teco morir”; e nel finale primo di Macbeth si parla di un misterioso “galempio” (“l’ira tua formidabile e pronta / colga l’empio”: l’ira col galempio).

Di questo e altro parla specificalmente Piero Rattalino nel suo bellissimo libro “La vera storia di ‘Amadeus’ e altri racconti” che ho letto proprio ieri sera. Per inciso, scrivendo di argomenti esoterici come la storia dell’interpretazione pianistica o la politica delle direzioni artistiche degli enti lirici, Rattalino ha finito col diventare uno degli scrittori italiani più raffinati e arguti. Ciao, Marco Bertoli