“Sarà colpa della fretta, vista la tarda ora in cui la notizia è arrivata. Sarà anche il frutto di indicazioni investigative che si sono dimostrate, nel giro di poche ore, fragili e fuorvianti. O anche, a voler concedere unulteriore attenuante, laspetto di verosimiglianza che tutta la storia, a cominciare dal profilo del suo protagonista, ha messo in mostra. Fatto sta che colpisce la facilità con cui tutti i telegiornali e i giornali, compreso il nostro, hanno accolto la tesi della colpevolezza del tunisino ingiustamente accusato di aver fatto strage della sua famiglia in provincia di Como. E colpisce anche la reiterata attitudine a caricare il provvedimento di indulto approvato questestate di valenze negative che vanno ben al di là della sua reale portata.
Come se lindulto fosse la causa di una criminalità vecchia e nuova che sconvolge lItalia da ben prima dellapplicazione di quel provvedimento. Discutere dellindulto è ovviamente lecito e persino doveroso. E demagogico invece stabilire un nesso logico ed emotivo permanente tra lindulto e qualunque manifestazione criminale insanguini lItalia. O gridare allinfamia dellindulto per ogni omicidio commesso in Italia. E sbagliato creare mostri, sempre. Ma anche fare di una legge un mostro. Sbagliato. E troppo facile”
Corriere della Sera